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Alle pendici meridionali
dell’altopiano dei sette comuni si trovano le sorgenti che danno acqua e vita
al “cion”, il Chiavone bianco.Con questa risorsa l’uomo ha costruito da molto
tempo, lungo la valle dei mulini, le diverse macchine idrauliche. L’energia
dell’acqua veniva utilizzata infatti per fare funzionare i mulini per macinare
il grano, i “pestarini” per brillare l’orzo, i magli per battere il ferro e la
segheria per fare tavole e travi.
In vari fabbricati sono
ancora conservati i meccanismi, risistemati
e perfettamente funzionanti, che consentono di trasferire l’energia, prodotta
dalla caduta dell’acqua nelle ruote idrauliche, agli ingranaggi e da questi
alle macine, alle pile e ai martelli che completano questi congegni.
Vedere funzionare questi
piccoli capolavori della creatività dell’uomo e sperimentare attività come la
brillatura dell’orzo, saranno un ricordo indelebile nella mente del visitatore
che avrà modo di rifugiarsi in questa oasi di serenità e pace. In tutta la
Valle il tempo sembra quasi essersi fermato e con le visite guidate ( da
prenotare ) sarà possibile, camminando per il saliso ( sentiero lastricato con
pietre ) che collega tutta la valle, entrare e vedere il pestarino dei Togna, ai "Rigine" il maglio di Armido e il mulino di Amedeo di Piero molin alla Valle
di Sotto oltre al “caselo” turnario.
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Oltre a queste
possibilità è stata data vita in tempi
recenti, nello spazio che attornia e in parte sovrasta il grande sperone di
roccia, al parco del Sojo.
Uno spazio senza tempo dove
la natura e l’arte possono creare emozioni e suggestioni di una magica terra.
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